Qualche settimana fa un cliente mi ha scritto una cosa tipo: “Voglio vedere in Google Analytics quante visite mi arrivano dalle AI Overview, separate da quelle organiche normali.”
Detta così sembra una richiesta ragionevole.
Uno smanettone come me si è messo lì, ha configurato Google Tag Manager, ha intercettato i famosi frammenti di testo che Google appende all’URL quando cliccate un link dentro un box generato dall’AI (quella roba con #:~:text= che se andate a curiosare nella barra degli indirizzi dopo un clic da AI Overview, un attimo prima che sparisca, la trovate), ha collegato tutto a GA4, ha aspettato i primi dati. Risultato: qualcosa si vede, ma è un’approssimazione.
Un’euristica, si direbbe con un parolone.
La verità è che Big G, al momento, non offre alcun modo diretto e ufficiale per dire “questo click viene da un’AI Overview”.
Non un referrer diverso, non un parametro, niente.
Tutto quello che arriva da lì confluisce, indistinto, nel calderone della Ricerca organica.
E allora ci si arrangia, si intercettano i frammenti di testo, si sa già in partenza che coprono nemmeno la metà dei casi, si accetta il compromesso.
Poi, però, mentre stavo ancora testando quel setup con il cliente, sono usciti due annunci di Google, a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, che vale la pena raccontare.
Perché insieme dicono qualcosa di interessante su come Google intenda gestire (o non gestire) questa trasparenza.

Il primo annuncio riguarda Google Analytics 4.
Il 13 maggio 2026, con diffusione piena raggiunta solo un paio di settimane dopo, è comparso un nuovo canale nei report di acquisizione: AI Assistant.
Da quel momento, se qualcuno arriva sul vostro sito cliccando un link dentro una risposta di ChatGPT, Gemini o Claude (e, pare, anche Deepseek, Copilot, Grok e una ventina abbondante di altri strumenti, anche se Google non ha mai pubblicato l’elenco completo, tanto per cambiare), GA4 lo riconosce da solo.
Nessuna configurazione, nessun regex custom da scrivere a mano come si è fatto per un anno intero.
Il medium diventa ai-assistant, il canale è dedicato, la campagna prende l’etichetta (ai-assistant), tutto pulito, tutto automatico. Bello, per carità.
Peccato per tre dettagli, di quelli che ti tolgono un po’ l’entusiasmo iniziale.
Primo: funziona solo in avanti. Tutto il traffico arrivato prima di metà maggio resta bloccato nella vecchia classificazione, quindi se qualcuno vi chiede un confronto anno su anno preparatevi a spiegare che no, non è che il traffico dai chatbot è esploso dal nulla in un giorno, è che prima Google semplicemente non ve lo diceva.
Secondo: funziona solo se il chatbot manda un referrer leggibile, e le app mobile spesso non lo fanno, quindi una fetta di traffico resta comunque invisibile, mascherata da stramaledetto Direct.
Terzo (il più significativo per il discorso che stiamo facendo): questo canale esclude, volutamente, proprio le AI Overview di Google.
Quelle restano Ricerca organica.
Come prima.
Google, insomma, ha deciso di rendere trasparente il traffico che arriva dai concorrenti, e di lasciare nell’ombra quello che genera lui.
Fateci caso, perché non è un dettaglio da poco.
Il secondo annuncio, quello che il cliente aspettava davvero, è arrivato il 3 giugno: Search Console ha lanciato un report dedicato alla visibilità del sito dentro le AI Overview e l’AI Mode.
Finalmente, direte.
Una fonte diretta, non una ricostruzione fatta in casa con i frammenti di testo.
Ma, anche qui, c’è un ma.
Anzi, ce ne sono diversi.
Il report mostra le impression, cioè quante volte le vostre pagine compaiono dentro una risposta generata dall’AI, con il dettaglio delle pagine coinvolte, dei paesi, dei dispositivi. E qui viene il bello, o il brutto, dipende dai punti di vista: non c’è nessun dato sui click. Le impressioni sì, i click no. Un portavoce Google, interpellato sul tema, ha risposto con la solita formula elastica: stiamo valutando quali metriche aggiungere in futuro. Che tradotto vuol dire: per ora no, e non sappiamo dirvi quando.
C’è di più: al momento in cui scrivo, questo report è disponibile solo per un ristretto gruppo di siti nel Regno Unito, guarda caso proprio dove la Competition and Markets Authority britannica sta facendo pressioni serie sulla trasparenza verso gli editori.
Per l’Italia nessuna data.
Almeno per il mio account, nel menu laterale, sotto Prestazioni, non c’è traccia di nulla.
Tutto come prima.
Vedete un po’ il disegno anche voi o sono paranoico?
Da una parte Google apre volentieri la finestra sul traffico che arriva dai suoi concorrenti diretti nel campo dell’AI conversazionale, con tanto di dati di sessione, conversioni, tutto il corredo. Dall’altra, sulla propria creatura, le AI Overview che stanno silenziosamente erodendo il traffico organico di mezzo web, concede solo un numero di impression, distribuito col contagocce a pochissimi siti, senza il dato che davvero conta, cioè quanti utenti hanno poi cliccato.
Non sto dicendo che sia un complotto, è più probabilmente la solita prudenza di un’azienda che sa benissimo che ogni numero pubblicato diventerà un’arma nelle mani di chi le contesta di aver cannibalizzato il traffico altrui senza restituire nulla in cambio. Ma il risultato pratico, per chi come me lavora tutti i giorni con questi dati, non cambia: quello che dovrebbe essere il pezzo più interessante del puzzle resta il più oscuro. Quindi la domanda che mi faccio, e che giro a voi, è la stessa di sempre quando si parla di come le piattaforme decidono cosa mostrarci e cosa no: se la trasparenza fosse davvero un valore, perché non vale allo stesso modo per tutti i canali, compreso quello di casa propria?
Nel frattempo, quel cliente continua a usare il suo setup fatto in casa con i frammenti di testo. Impreciso, parziale, ma almeno è suo, e almeno un numero glielo dà.
Se vuoi approfondire…
=> Qui l’annuncio ufficiale dei Search Generative AI performance reports
=> Qui la documentazione GA4 sui Gruppi di canale predefiniti
Contenuti correlati => 5 cose da sapere sulle AI Overview
LE FAQ
È un nuovo Gruppo di canale predefinito che riconosce in automatico le sessioni arrivate da chatbot come ChatGPT, Gemini o Claude, separandole dal generico "Referral". Non serve configurare nulla: GA4 riconosce il referrer e assegna da solo medium, canale e campagna.
No. Le AI Overview e l'AI Mode restano classificate come Ricerca organica. Il canale AI Assistant riguarda solo gli strumenti di terze parti che generano un referrer riconoscibile.
No, solo le impressioni: quante volte una pagina compare dentro un'AI Overview. I dati su pagine, paesi e dispositivi ci sono, i click no. Google non ha detto se e quando li aggiungerà.
Nessuna data comunicata. Al momento è attivo solo su un ristretto gruppo di siti nel Regno Unito. Per l'Italia si può solo attendere l'espansione del rollout.
No, per ora resta l'unico modo per stimare i click dalle AI Overview, seppur in modo parziale. Search Console non offre ancora questo dato, quindi i due strumenti si completano invece di sostituirsi.
No. La classificazione vale solo per le sessioni successive al 13 maggio 2026. Il traffico precedente resta dov'era, quindi i confronti anno su anno vanno letti con cautela.


