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AI e aziende...

Sono un webmaster, lavoro sulla seo dal 1999, mi occupo di content managent, oggi di AI... per vocazione preferisco definirmi un esperto di trasformazione digitale. Ho iniziato a lavorare nel mondo online ormai oltre 25 anni fa. Ne ho viste di tutti i colori ma, nonostante ciò, continuo a nutrire una insana passione per la rivoluzione digitale che ci sta cambiando profondamente, a folle velocità, senza che molti se ne rendano conto. Per evitare di fare la fine della rana cotta a fuoco lento, cerco di raccontare quel che accade sotto i nostri occhi.

Stefano Massari

Troppi strumenti AI: come non restare sommersi se ogni settimana arriva l’AI che cambierà tutto?

C’è una curiosa caratteristica dell’intelligenza artificiale nel 2026: più o meno ogni settimana esce uno strumento destinato, almeno secondo chi lo presenta, a cambiare per sempre il nostro modo di lavorare.
Quello nuovo scrive meglio, ragiona meglio, cerca meglio, crea presentazioni da solo, genera video cinematografici, analizza documenti, organizza riunioni, programma, traduce, costruisce siti e probabilmente, lasciandogli qualche giorno, impara anche a fare il caffè.
Naturalmente dobbiamo provarlo.
Così apriamo un account.
Poi ne arriva un altro.
Apriamo un altro account.
Un mese dopo abbiamo sette chatbot, quattro servizi per generare immagini, tre strumenti di ricerca, due piattaforme per automatizzare qualsiasi cosa e una vaga sensazione di non ricordare più quale password abbiamo usato.
Benvenuti nell’età dell’abbondanza artificiale.
Gli strumenti ormai sono talmente tanti che il problema principale è riuscire a capire quali meritino davvero un posto nel nostro lavoro.

Il rischio è perdere il filo

La paura di restare indietro accompagna praticamente ogni grande cambiamento tecnologico.
Con l’AI è particolarmente intensa perché gli strumenti cambiano a una velocità impressionante e perché una parte considerevole della comunicazione che li circonda vive di superlativi.
Rivoluzionario.
Definitivo.
Incredibile.
E Game changer (che in italiano suona meno bene e quindi fortunatamente continuiamo a dirlo in inglese) dove lo mettiamo?.
Il risultato può diventare una forma di aggiornamento permanente nella quale proviamo molte cose e ne impariamo davvero poche.
Passiamo mezz’ora con un nuovo strumento.
Gli facciamo scrivere una mail.
Gli chiediamo di riassumere un PDF.
Pensiamo “interessante”.
Poi torniamo a quello che utilizzavamo prima e ce ne dimentichiamo.
A forza di collezionare prove veloci si rischia di trasformare l’aggiornamento professionale in una specie di turismo tecnologico.
Conoscere le novità è utile. Approfondire quelle che hanno un rapporto con il nostro lavoro lo è molto di più.

Prima della scelta viene il lavoro da fare

ChatGPT o Gemini?
Claude o ChatGPT?
Perplexity oppure una ricerca tradizionale?
NotebookLM oppure un chatbot generalista?
Sono domande legittime, ma acquistano senso soltanto quando sappiamo per quale attività stiamo scegliendo.
Entrare in un ferramenta chiedendo quale sia l’attrezzo migliore produrrebbe probabilmente qualche perplessità.
Un trapano può essere eccellente, ma rimane poco utile se dobbiamo stringere un bullone.
Lo stesso vale per gli strumenti AI.
Un sistema può essere particolarmente efficace nel lavorare su documenti.
Un altro può risultare più adatto alla ricerca sul web.
Un altro ancora può integrarsi bene negli strumenti che utilizziamo ogni giorno.
La domanda utile diventa quindi molto concreta:
“Quale attività devo svolgere e quale strumento può aiutarmi a svolgerla meglio?”
Da qui la scelta comincia a diventare molto più semplice.

Partiamo dalla nostra settimana

Prima di aprire la classifica dei “50 strumenti AI indispensabili del 2026”, possiamo guardare ciò che facciamo normalmente (scusate, è una nostra fissazione...).
Dove perdiamo tempo?
Quali attività ripetiamo spesso?
Dove dobbiamo elaborare molte informazioni?
Quali lavori richiedono una prima bozza?
Quanto tempo dedichiamo alla ricerca?
Abbiamo molti documenti da consultare?
Lavoriamo spesso con dati e tabelle?
Produciamo immagini?
Ci sono passaggi ripetitivi che potrebbero essere automatizzati?
Le risposte disegnano già una piccola mappa.
Potremmo avere bisogno di un’AI generalista per ragionare, scrivere e organizzare informazioni.
Di uno strumento orientato alla ricerca quando lavoriamo con fonti aggiornate.
Di un sistema pensato per interrogare documenti quando passiamo molto tempo tra PDF, report e materiali interni.
Di strumenti specifici per immagini, video, programmazione o automazioni se quelle attività fanno realmente parte del nostro lavoro.
È meno spettacolare di una lista di 73 tool.
In compenso ha qualche possibilità in più di essere utile il lunedì mattina.

Una piccola cassetta degli attrezzi può bastare

Per molte persone due o tre strumenti ben conosciuti coprono già una parte considerevole delle esigenze, per non dire tutte.
Un assistente generalista utilizzato quotidianamente.
Uno strumento di ricerca per lavorare con informazioni aggiornate e fonti.
Eventualmente uno strumento specialistico legato a un bisogno ricorrente: documenti, immagini, dati, codice, automazioni.
Il numero naturalmente cambia da persona a persona.
La regola utile riguarda piuttosto il motivo per cui aggiungiamo qualcosa.
Un nuovo strumento dovrebbe entrare nella nostra cassetta quando risolve un problema che incontriamo davvero.
Altrimenti rischia di fare la fine del famoso cassetto di casa pieno di cavi appartenuti a dispositivi che non possediamo più dal 2014.

Una cassetta AI essenziale

Per molti lavori quotidiani non serve collezionare strumenti. Bastano poche categorie ben scelte.

1 Un assistente generalista

Per ragionare, scrivere, organizzare informazioni, sintetizzare e lavorare sulle attività quotidiane.

2 Uno strumento di ricerca

Quando servono informazioni aggiornate, confronto tra fonti e ricerca sul web.

3 Uno specialista, se serve

Documenti, immagini, dati, codice o automazioni, ma soltanto se sono attività ricorrenti nel lavoro.

La regola utile: aggiungere uno strumento quando risolve un problema reale, non quando compare in una nuova classifica.

Quando vale la pena provare qualcosa di nuovo

Gli strumenti migliorano velocemente e ogni tanto compare davvero qualcosa capace di rendere più semplice un’attività.
Vale quindi la pena mantenere una certa curiosità.
Possiamo però legare la sperimentazione a problemi concreti: il sistema che utilizziamo fatica con documenti molto lunghi?
Cerchiamo un’alternativa.
Abbiamo bisogno di fonti web più solide?
Proviamo uno strumento pensato per la ricerca.
Dobbiamo generare molte immagini e il flusso attuale è troppo lento?
Valutiamo servizi specifici.
Ripetiamo ogni giorno gli stessi cinque passaggi?
Forse è arrivato il momento di esplorare l’automazione.
La scoperta tecnologica diventa così parte del lavoro anziché un’attività parallela che continua ad accumularsi.
Poi, naturalmente, resterà sempre il video intitolato “QUESTA AI È FOLLE 🤯”.
E qualche volta lo guarderemo lo stesso.

Prima di aggiungere un altro strumento AI

Quattro domande possono evitare molti account destinati a essere dimenticati.

Domanda 1 Quale problema risolve?

Parti da un limite o da un’attività concreta.

Domanda 2 Quello che uso già non basta?

Controlla prima se il nuovo tool aggiunge davvero qualcosa.

Domanda 3 Quanto spesso lo userò?

Un bisogno raro difficilmente giustifica un nuovo ecosistema.

Domanda 4 Vale il costo di impararlo?

Tempo, abbonamento, dati e nuove procedure fanno parte del prezzo.

Se le risposte restano vaghe, probabilmente può restare tranquillamente nella lista “da provare un giorno”.

Ogni nuovo strumento ha un costo

Molti servizi AI possono essere provati gratuitamente e questo rende estremamente facile accumularli.
Ma attenzione: il primo costo (mai recuperabile) è il tempo.
Ogni piattaforma ha logiche, interfacce, impostazioni e funzioni proprie.
Bisogna impararle.
Poi c’è la dispersione.
Conversazioni da una parte, documenti da un’altra, progetti altrove, procedure diverse tra colleghi.
A un certo punto arrivano anche gli abbonamenti.
Dieci o venti euro qui, venticinque là, una funzione Pro disponibile soltanto sul piano superiore e improvvisamente la nostra economicissima rivoluzione AI assomiglia a un piccolo condominio di software che, come succede spesso nei palazzi di città tra i vari condòmini, non si parlano tra loro.
Infine ci sono dati e privacy.
Ogni servizio aggiunge un altro ambiente nel quale possiamo caricare informazioni, documenti e materiali aziendali: per un’organizzazione questo aspetto merita attenzione quanto le funzionalità.
Una cassetta degli attrezzi relativamente compatta facilita quindi anche gestione, formazione, costi e controllo.

Se volete confrontare due AI, date loro del lavoro vero

Benchmark, classifiche e test aiutano a capire come si stanno evolvendo i modelli.
Per scegliere uno strumento da utilizzare tutti i giorni conviene però aggiungere un esperimento molto semplice.
Prendiamo una nostra attività reale.
Lo stesso documento.
Lo stesso foglio di calcolo.
Lo stesso brief.
Lo stesso problema.
Proviamolo con due strumenti.
Poi guardiamo cosa succede.
Quale ha capito meglio la richiesta?
Quale ha prodotto un risultato più utilizzabile?
Quanto abbiamo dovuto correggere?
Quanto tempo abbiamo impiegato?
È stato facile arrivare all’output?
Le fonti erano chiare?
Riusciamo a immaginare di ripetere quel processo ogni settimana?
Il confronto acquista così un significato professionale.
Stiamo valutando quale soluzione funziona meglio nel nostro contesto, con i nostri materiali e con il nostro modo di lavorare.

Essere aggiornati senza trasformarsi in collaudatori

Accettare serenamente che esistano strumenti AI che non conosciamo è diventato quasi un esercizio di disciplina.
Potrebbero perfino essere ottimi.
Sopravviveremo benissimo anche senza.
Essere aggiornati significa individuare i cambiamenti che possono incidere sul nostro lavoro e dedicare attenzione a quelli.
Possiamo leggere le novità.
Osservare cosa succede.
Annotare uno strumento interessante.
Lasciarlo tranquillamente lì per un mese.
E provarlo quando arriva un motivo concreto.
Questo approccio ha anche un piccolo vantaggio collaterale: lascia del tempo per lavorare.

Meno strumenti, più metodo

Fra sei mesi alcuni degli strumenti che utilizziamo oggi saranno migliorati.
Altri avranno cambiato interfaccia.
Ne saranno comparsi di nuovi.
Qualcuno forse sarà scomparso.
Conviene quindi investire soprattutto in un metodo che resti valido mentre le applicazioni cambiano: capire il problema, individuare il tipo di strumento utile, provarlo sul lavoro reale, verificarne i risultati e inserirlo nel proprio processo quando produce un vantaggio concreto.
La competenza AI si vede anche dalla capacità di scegliere.
Sapere quando utilizzare uno strumento.
Sapere perché lo stiamo utilizzando.
Sapere quando vale la pena cercarne uno migliore.
E riuscire tranquillamente a ignorare gli altri.
In un periodo in cui qualcuno cerca ogni giorno di convincerci che manca ancora un’AI alla nostra collezione, imparare a tenere corta la lista può essere una forma piuttosto evoluta di competenza digitale.

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Meno caccia al tool, più metodo

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