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Su Claude e ChatGPT proteggere i tuoi dati costa zero e un minuto.
Su Gemini costa 27,2 € al mese per utente.
In mezzo a questi due numeri c'è una scelta che quasi nessuno in azienda fa consapevolmente, perché nessuno forse l'ha mai spiegata come si deve.

Come impedire alle AI di usare i tuoi dati per addestrarsi

**In breve**
Pagare un abbonamento non basta: con i piani consumer di Claude, ChatGPT e Gemini i tuoi dati possono essere usati per addestrare i modelli, salvo che tu non lo impedisca a mano. Su Claude e ChatGPT è questione di due interruttori e non perdi niente. Su Gemini l'interruttore esiste, ma disattivarlo ti costa la cronologia. E l'unico modo per avere davvero privacy senza rinunce è passare a Workspace business, cioè 27,2 € a utente al mese. In fondo all'articolo trovi lo schema di confronto e le domande frequenti.

Come fare in modo che i dati che inserisci nei tuoi prompt AI non vengano utilizzati per addestrare i modelli?
È una domanda che, come formatore AI, mi sento fare molto spesso e, devo dirlo in tutta onestà, non c'è una risposta unica né semplice.
Innanzitutto sfatiamo un mito: pagare un abbonamento a un LLM come Claude, ChatGPT o Gemini non garantisce in alcun modo che i tuoi dati non vengano utilizzati dalle aziende proprietarie delle piattaforme per attività di fine tuning.
Ti hanno sempre detto il contrario? Si sbagliavano, fattene una ragione.
Tuttavia va fatta una precisazione doverosa: il discorso vale per i piani consumer, mentre per quelli business, come vedremo approfondendo il caso Gemini, il quadro cambia e il non utilizzo per il training è contrattuale.

Importante: a seconda dello strumento che stai utilizzando, le modalità per proteggere la tua privacy differiscono.
Posso però dirti fin d'ora che impedire l'utilizzo dei tuoi dati è semplice su Claude e ChatGPT, mentre risulta complesso e costoso su Gemini.
Perché?
Al di là di spiegazioni superficiali, l'architettura di Gemini è sviluppata intorno alla condivisione e al collegamento nativo su Google Workspace, il che rende la chiusura dei tuoi spazi sul cloud sicuramente più complessa.
Prima di addentrarci nei particolari, un'altra precisazione: i percorsi e i dati relativi a servizi e prezzi citati in questo articolo sono quelli di **luglio 2026**. Proverò a tenere aggiornate queste informazioni e, via via, in queste righe troverai indicazione del periodo di aggiornamento.

 

Come impedire a Claude di utilizzare i tuoi dati

Iniziamo da casa Anthropic. Claude si è sempre presentata come la AI costituzionale: un modello addestrato a rispettare un insieme di principi scritti ed espliciti. Riguarda il comportamento del modello più che il trattamento dei tuoi dati — sono due piani diversi ed è giusto dirlo — ma è ragionevole aspettarsi che chi fa dell'esplicitazione delle regole un tratto identitario sia altrettanto esplicito sulle impostazioni privacy, anche nei piani consumer.

Ed effettivamente, dal pannello di controllo dell'app di Claude è facilissimo rimuovere la condivisione: menu hamburger in alto a sinistra => Fili => Impostazioni => Privacy.

Disattiva, alla voce Preferenze, la condivisione dei metadati sulla posizione. E disattiva, se per caso fosse attivo, l'assenso "all'utilizzo delle tue chat e sessioni di programmazione per addestrare e migliorare i modelli di IA di Anthropic".

Fine.

Semplice vero?

Una nota che vale la pena capire, perché è il vero motivo per cui conviene farlo. Quell'interruttore non tocca la tua cronologia: le conversazioni che vedi nell'app restano lì finché sei tu a cancellarle. Quello che cambia è quanto a lungo Anthropic conserva una copia dei dati sui propri sistemi — dando il consenso l'orizzonte si allunga di parecchio, negandolo resta quello breve standard. Ed è anche il motivo per cui cancellare una conversazione ha un effetto reale: una chat eliminata non entra nei cicli di addestramento futuri.

Lo ripeto ancora una volta: se sei un utente business, il discorso fatto finora non ti riguarda. Sei già tutelato.

Bloccare la condivisione delle tue attività su ChatGPT

Se stai utilizzando ChatGPT, di proprietà di OpenAI, le modalità di disattivazione sono molto simili: clicca in basso a sinistra sul tuo account (il nome che hai scelto e associato all'account ChatGPT) => Impostazioni => Controllo dati.

Qui ti consiglio di disattivare due opzioni: **Migliora il modello per tutti**, da spostare su Off, evitando così che i tuoi dati siano usati per l'addestramento, e **Posizione**, da disattivare in modo che ChatGPT non sappia dove sei localizzato.

Dopo aver aggiornato i profili di Claude e ChatGPT come suggerito, perderai qualcuna delle funzionalità che stavi utilizzando? Assolutamente no, a patto che tu non abbia disattivato anche le funzioni relative alla "memoria" delle tue attività.

Attenzione: se ti capiterà di mettere un pollice su alle richieste di valutazione che dovessero arrivare da ChatGPT, beh, questo potrebbe bypassare le impostazioni di condivisione per quello specifico contenuto.

 

Come impedire a Gemini di utilizzare i tuoi contenuti per l'addestramento

Analogamente a quanto accade per gli altri due big player del mondo AI, anche Gemini consente di disattivare la condivisione in modo veloce: basta trovare la voce "Attività" nel menu di sinistra, sotto le chat recenti, e trovi subito l'impostazione da disattivare.

Tuttavia c'è un ma, grande più o meno come una casa: se disattivi questa opzione, perdi lo storico delle tue chat più vecchie di 72 ore. In altre parole Gemini conserva le attività per 72 ore e poi ciao.

TAAAAAACCC: il suono disturbante delle precisazioni necessarie. Non è che le tue chat già salvate spariranno nel giro di 72 ore! Quella fine la faranno solo le chat nuove.

Non proprio comodo, se sei abituato a tornare sul lavoro fatto, modificarlo, approfondirlo.

Naturalmente la cancellazione non coinvolge eventuali file esportati su Google Documenti.

Ed è qui che sta la differenza sostanziale con gli altri due. Su Claude e ChatGPT le due dimensioni, *conservo il mio lavoro* e *condivido i miei dati*, sono separate: puoi negare il consenso senza rinunciare a nulla. Su Gemini sono accoppiate, e infatti neghi il consenso e perdi lo storico.

Questo vuol dire che non esistono alternative? O condivido, o i dati vengono eliminati?

No.

A questo mondo tutto (o quasi) si compra, anche la privacy su Google.

Per fare in modo che il tuo ambiente di lavoro Gemini/Workspace sia totalmente impermeabile devi sganciare un po' di euro.

Per cosa?

Per passare da un account gratuito o consumer a uno business, che è la chiave di volta per avere ciò che cerchi.

Devi acquistare un'utenza Google Workspace per una cifra compresa tra i 6,80 € e i 21,10 € mensili, a seconda delle opzioni che sceglierai. Con la cifra più bassa, in realtà, ottieni davvero poco: 30 GB di cloud per persona (una miseria), una mail personalizzata e poco altro.
Diciamo che per avere almeno 2 TB di spazio su cloud devi sganciare 13,6 € per utente (con sconto del 50% per i primi 3 mesi).Va bene, dirai, rassegniamoci e versiamo l'obolo: a posto?
Nemmeno per idea.

Hai acquistato la base necessaria e imprescindibile per poter acquistare add-on ulteriori e, indovina un po'… Gemini come lo hai sempre utilizzato è un add-on. Vuoi continuare a usarlo come sei abituato a fare? Sgancia altri 13,6 € mensili per utente.

Certo, così sarai garantito e potrai spostare sull'architettura Gmail tutta la tua posta elettronica (un account personale + tutti gli account aziendali generici che vorrai). Ma alla fine pagherai **27,2 euro per utente ogni mese**.

Tutto chiaro? No?

Allora facciamo un semplice ripasso con un piccolo riassuntino schematico e le nostre consuete FAQ.

DISATTIVARE L'UTILIZZO DEI TUOI DATI PER L'ADDESTRAMENTO DELLE PIATTAFORME AI: COME?

  Claude ChatGPT Gemini
Dove si disattiva Impostazioni → Privacy Impostazioni → Controllo dati Menu di sinistra → Attività
Quanto ci metti Un minuto Un minuto Un minuto
Perdi la cronologia? No No Sì: le nuove chat spariscono dopo 72 ore
Perdi funzionalità? No No Di fatto sì, se lavori tornando sui progetti
Salvataggio e condivisione sono separati? Sì, nettamente Sì, nettamente No, sono accoppiati
Cosa cambia dando il consenso Si allunga la conservazione lato azienda I dati entrano nell’addestramento I dati entrano nell’addestramento
Costo per stare tranquillo Zero Zero 27,2 €/utente/mese
Workspace business + add-on
Trabocchetto da ricordare Il pollice su può bypassare l’impostazione Disattivare ti costa il lavoro salvato

Percorsi e listini verificati a luglio 2026. Impostazioni e prezzi vengono modificati dai fornitori senza preavviso: prima di decidere su dati sensibili, controlla le condizioni aggiornate del servizio.

La riga che riassume tutto è la quinta. Su Claude e ChatGPT puoi scegliere la privacy senza pagare pegno. Su Gemini la scelta è tra il tuo storico e i tuoi dati, e l'unico modo per non sceglierla è aprire il portafoglio.

Cosa NON ottieni disattivando (su nessuna delle tre)

Questa è la parte che quasi nessuno racconta, e senza la quale il resto dell'articolo rischia di darti una tranquillità che non ti spetta.

Non esci dai controlli di sicurezza. Nessuno dei tre fornitori ti fa uscire dalla revisione per abusi e sicurezza. Le conversazioni segnalate dai sistemi automatici, o campionate per controllo, possono essere lette da revisori umani e conservate molto più a lungo dei tempi ordinari — su Google si parla di anni, indipendentemente da come hai impostato l'attività.

Non è retroattivo. Disattivare vale da oggi in avanti. Quello che è già finito in un ciclo di addestramento non torna indietro, e nessuna impostazione può estrarlo da un modello già addestrato.

Non batte la legge. Obblighi normativi, richieste dell'autorità giudiziaria e ordini di conservazione prevalgono su qualunque interruttore ci sia nelle impostazioni.

Non ti mette in regola con il GDPR. E questo, se sei un professionista o un'azienda, è il punto vero. Se nei prompt inserisci dati di clienti, pazienti, dipendenti o fornitori, l'interruttore nelle impostazioni non ti basta: serve un rapporto contrattuale che disciplini il trattamento, cioè un piano business o l'accesso via API. Un toggle è una preferenza. Un contratto è una garanzia. Non sono la stessa cosa, e in caso di contestazione tutto quel che abbiamo letto finora potrebbe servire a poco.

La conclusione, in una riga

La privacy sui sistemi AI non è un interruttore: è una scelta di piano. Sugli abbonamenti personali puoi limitare i danni gratis e in un minuto, e vale la pena farlo subito. Ma se ci lavori davvero, con dati che non sono tuoi, la domanda giusta non è "dove sta l'impostazione", ma è "che contratto ho con chi tratta questi dati".

Domande frequenti sui dati e l’addestramento delle AI

Le domande che mi arrivano ogni volta che affronto questo argomento in aula. Con qualche mito adiacente, già che ci siamo.

No, e questo è il malinteso più diffuso in assoluto. Un abbonamento personale — Claude Pro, ChatGPT Plus, i piani AI consumer di Google — ti dà più capacità e modelli migliori, non un trattamento diverso dei dati.

La distinzione che conta non è gratis contro a pagamento, ma consumer contro business. Sui piani business e sulle API il non utilizzo per l’addestramento è una clausola contrattuale, attiva senza che tu debba fare nulla.

Su Claude e ChatGPT no, a patto che tu non disattivi anche la memoria: sono due impostazioni distinte e vengono spesso confuse. Puoi negare il consenso all’addestramento e continuare a usare memoria, progetti e cronologia esattamente come prima.

Su Gemini invece sì, di fatto: disattivare l’Attività significa rinunciare alla cronologia delle conversazioni oltre le 72 ore.

No. La disattivazione vale da quel momento in avanti, non è retroattiva.

C’è anche un limite tecnico, non solo procedurale: quello che è già entrato in un ciclo di addestramento è diventato parte dei pesi di un modello, e non esiste un pulsante per estrarlo. Ecco perché l’impostazione conviene sistemarla il primo giorno, non il giorno in cui ti viene il dubbio.

Sì, e nessuna impostazione lo impedisce del tutto. Tutti e tre i fornitori mantengono processi di revisione per abusi e sicurezza: le conversazioni segnalate dai sistemi automatici, o estratte a campione per controlli di qualità, possono finire sotto gli occhi di un revisore umano ed essere conservate ben oltre i tempi ordinari.

Non è una clausola nascosta, è scritta nelle informative. Ma è la ragione per cui la regola più utile resta la più banale: non incollare in un prompt quello che non vorresti vedere letto da uno sconosciuto.

No, e la confusione è comprensibile. Quello che hai già salvato resta nella cronologia finché non sei tu a eliminarlo.

Cambia il comportamento da lì in avanti: le nuove conversazioni non vengono più salvate nella tua cronologia, e Google le trattiene solo per un tempo breve — nell’ordine delle 72 ore — per motivi di funzionamento del servizio. In pratica non puoi più tornare sul lavoro di ieri.

Con quel gesto stai inviando volontariamente quel contenuto al fornitore come feedback, e questo può scavalcare le tue impostazioni di condivisione per quello specifico scambio.

È il classico auto-gol: hai passato un minuto a sistemare le impostazioni e poi regali la conversazione con un clic distratto. Se in quella chat c’erano dati di un cliente, lascia perdere il pollice.

È una buona abitudine per le conversazioni una tantum: la chat temporanea non finisce nella cronologia e in genere non alimenta l’addestramento.

Ma non è una soluzione strutturale. Ti obbliga a ricordartene ogni volta, non ti dà nessuna garanzia contrattuale e non rimuove la revisione per sicurezza. Sistemare l’impostazione una volta sola vale di più di un’abitudine da mantenere ogni giorno.

No, ed è il punto più delicato di tutto l’articolo. Se nei prompt inserisci dati di clienti, pazienti, dipendenti o fornitori, stai trattando dati personali di terzi e ti serve un rapporto contrattuale che disciplini quel trattamento: un piano business o l’accesso via API, con le relative condizioni sul trattamento dei dati.

Un interruttore nelle impostazioni è una preferenza. Un contratto è una garanzia. In caso di contestazione, la differenza la nota chiunque. Per una valutazione sul tuo caso specifico serve chi si occupa di protezione dei dati: qui parliamo di come funzionano gli strumenti, non di consulenza legale.

Il conto, a luglio 2026, si fa in due passaggi. Prima un’utenza Google Workspace: si parte da 6,80 € al mese, ma con quella cifra ottieni 30 GB di cloud a persona e poco altro. Per uno spazio utilizzabile davvero — 2 TB — siamo intorno ai 13,6 € per utente.

Poi l’add-on che ti restituisce Gemini come lo usavi prima: altri 13,6 € per utente. Totale 27,2 € per utente al mese. In cambio hai la copertura contrattuale, la posta sull’architettura Gmail e nessuna rinuncia sulla cronologia.

Perché Gemini non nasce come chatbot a sé: nasce dentro Workspace, intrecciato a Drive, Gmail e Documenti. In quell’architettura “salvare il lavoro” e “condividere i dati” passano dallo stesso meccanismo, e infatti l’unico interruttore disponibile li spegne insieme.

Su Claude e ChatGPT le due cose sono progettate separate, e questo è il motivo per cui l’opt-out lì non ti costa nulla. Non è questione di buone intenzioni: è questione di come sono fatti i prodotti.

È l’unica configurazione in cui la domanda “useranno i miei dati?” smette proprio di esistere: se il modello gira sulla tua macchina, i prompt non escono da lì.

Il prezzo si sposta altrove: hardware, competenze per installarlo e mantenerlo, e modelli mediamente meno capaci di quelli commerciali di punta. Ha senso per casi specifici e per chi tratta dati davvero sensibili. Non è la risposta per la maggior parte dei professionisti.

Vuoi capire cosa sta succedendo nella tua azienda?

Partiamo da un censimento degli strumenti in uso e da una chiacchierata di qualche minuto: entra in chat con un nostro operatore, chiamaci al 3533835630, scrivici a info@webdo.info oppure utilizza il modulo sottostante.

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