Mi occupo di motori di ricerca dal 1999 — detta così sembra l’incipit di un romanzo Urania, ma è semplicemente la verità. Ho attraversato l’epoca delle doorway page, delle keyword ripetute come se i lettori fossero idioti, e poi la nascita dei social e delle piattaforme CMS che hanno cambiato per la prima volta le regole del gioco.

Le esperienze si accumulano, ma la curiosità non si esaurisce: la sfida attuale, la più grande vissuta finora, è navigare le acque agitate dell’AI. Quello che segue non è teoria letta altrove, ma quanto sto osservando sul campo, articolo dopo articolo, query dopo query

Stefano Massari

1) Le AI Overview sono il presente e il futuro della SEO

Come abbiamo detto più volte, il posizionamento organico sui motori di ricerca rimane uno strumento irrinunciabile, ma il traffico generato da Google verso il vostro sito non dipende più dal posizionamento organico tout-court: dipende anche dal fatto che i vostri contenuti vengano selezionati, o meno, come fonte delle risposte generate dall’AI Overview.

Queste ormai sono presenti in oltre 200 paesi e in oltre 40 lingue: è chiaro che questo modello rappresenta il presente e il futuro prossimo della SEO. E non si tratta di un esperimento di passaggio: più una funzione viene estesa a mercati e lingue diverse, più Google la considera un pilastro stabile del proprio prodotto, non un test da rivedere tra sei mesi.

La conseguenza pratica è che la “prima pagina” non è più un singolo traguardo: oggi esistono almeno due posizionamenti da conquistare, quello classico tra i dieci link blu e quello, più selettivo, tra le fonti citate nella risposta generata. Il secondo non sostituisce il primo, ma chi lo ignora rischia di vedersi sottrarre quote di traffico anche restando ben posizionato nei risultati organici tradizionali.

2) Le AI Overview non sono l’oracolo di Delfi, sono una chat conversazionale

Questo significa che procedono per “approfondimenti”: ad ogni nuova domanda è possibile approfondire le questioni iniziali. Come “fornitori” di contenuti vengono premiati i siti che sono in grado di trattare i temi approfondendo casi limite, significati di termini, vincoli, eccezioni.

In altre parole, l’AI Overview non si limita a rispondere alla domanda secca dell’utente: la sua vera natura emerge nelle domande di follow-up, quelle in cui l’utente chiede “e se invece…”, “ma vale anche per…”, “qual è la differenza tra…”. È in questo momento che il sistema va a pescare contenuti più verticali e specifici, e qui i siti generalisti, che si fermano alla superficie dell’argomento, vengono scavalcati da quelli che hanno costruito un vero approfondimento tematico.

Per questo motivo un articolo pensato per le AI Overview non può limitarsi a rispondere alla domanda principale: deve anticipare le domande successive, includere eccezioni e casi limite, chiarire la terminologia tecnica del settore. Una struttura a “domanda madre + domande figlie” (di fatto, FAQ ben costruite) è uno dei modi più efficaci per intercettare questo comportamento conversazionale.

3) La vecchia “link popularity” perde importanza

Secondo la logica EEAT (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness), Google premia contenuti che esprimono esperienza reale e di prima mano, competenza, autorevolezza e affidabilità. Contenuti prodotti secondo questa logica sono in grado di competere con contenuti provenienti da siti con un maggior numero di backlink.

Questo non significa che i link smettano di contare, ma che da soli non bastano più a garantire la visibilità. Un sito con pochi backlink ma con contenuti scritti da chi quella esperienza la vive davvero (un professionista che racconta un caso reale, un artigiano che descrive un processo specifico, un’azienda che condivide dati propri) ha oggi più possibilità di essere citato rispetto a un sito autorevole ma con contenuti generici, scritti “a tavolino”.

Tradotto in pratica: firmare i contenuti con autori reali e competenti, mostrare dati ed esperienze di prima mano, citare fonti verificabili e tenere aggiornate le pagine sono leve che pesano più di una volta nella costruzione dell’autorevolezza percepita, sia da Google che, di riflesso, dal sistema che genera le AI Overview.

4) I “contenutifici” vengono penalizzati

Non pensate di poter utilizzare gli LLM come macchine per creare contenuti infiniti: la proliferazione di pagine e articoli senza un vero valore aggiunto viene percepita da Google come una tecnica di spam. I contenuti devono essere originali, portatori di valore aggiunto a livello informativo e coerenti con la struttura e la missione del sito che li ospita. Insomma, se Aranzulla nascesse oggi dovrebbe cambiare mestiere.

Il motivo è semplice: l’AI Overview, per costruire una risposta affidabile, ha bisogno di sintetizzare informazioni che non siano già la sintesi di qualcos’altro. Un contenuto generato in serie, che riformula in modo superficiale ciò che già esiste altrove, non aggiunge nulla al sistema e quindi non viene scelto come fonte: semmai, accumulandosi in grande quantità su un dominio, contribuisce a deteriorarne la qualità percepita complessiva.

Meglio dieci pagine scritte con cura, che rispondono davvero a un bisogno informativo preciso, che cento pagine prodotte per “coprire le keyword”. La quantità, da sola, oggi è un rischio più che un vantaggio.

5) Se il vostro sito sta soffrendo di un calo di traffico, non è dovuto a un calo della domanda

Il numero di query (ricerche) effettuate su Google è in costante crescita, ma sta cambiando il modo in cui le informazioni sono distribuite nelle SERP. I contenuti legati a confronti, approfondimenti, alternative, prezzi continueranno a generare clic verso l’esterno. Prediligeteli.

Le AI Overview tendono infatti a “assorbire” le risposte informative semplici e dirette (definizioni, dati puntuali, istruzioni rapide), mentre lasciano fuori, e quindi continuano a generare traffico verso il sito, tutto ciò che richiede una valutazione personale dell’utente: un confronto tra prodotti, un’analisi di prezzo, un elenco di alternative, un approfondimento con opinioni e casi d’uso. Questo tipo di contenuto, per sua natura, spinge l’utente a voler vedere la fonte originale, non solo a leggerne un riassunto.

Se il vostro traffico è calato, prima di pensare a un problema di domanda vale la pena chiedersi: i contenuti che generavano più visite erano risposte secche, facilmente riassumibili? Probabilmente è lì che si è concentrata l’erosione. La strategia, di conseguenza, va spostata verso i formati che l’AI non può (o non conviene che) sintetizzi del tutto.

Verifica gratuita del posizionamento

Il tuo sito è pronto a sfruttare le potenzialità offerte dai cambiamenti in atto?

Le AI Overview stanno ridisegnando le SERP più velocemente di quanto la maggior parte dei siti riesca ad adattarsi. Chi continua a scrivere come nel 2023 sta perdendo visibilità — spesso senza nemmeno accorgersene.

?

I tuoi contenuti rispondono solo alla domanda principale, o anticipano anche gli approfondimenti?

?

Le tue pagine comunicano esperienza reale, o sono ottimizzate solo per le parole chiave?

?

Sai quali contenuti del tuo sito stanno già perdendo clic a favore delle risposte sintetizzate?

Richiedi un'analisi del tuo sito

Analizziamo i tuoi contenuti e ti proponiamo un piano concreto: dalla creazione di nuovi contenuti all'adeguamento di quelli esistenti.

Come fare in modo che i vostri contenuti siano inseriti nelle fonti utilizzate dalle AI Overview?

No, anche se i due sistemi non sono indipendenti. Per generare una risposta, il modello si appoggia comunque a un primo strato di risultati di ricerca tradizionali, ma poi seleziona e sintetizza solo una parte di quei contenuti, privilegiando quelli che rispondono in modo chiaro, strutturato e verificabile alla domanda specifica.

Essere ben posizionati organicamente aiuta ad "entrare nella partita", ma non garantisce la citazione: serve un livello ulteriore di lavoro sul contenuto.

Una struttura chiara con titoli e sottotitoli coerenti con le domande reali degli utenti, paragrafi che rispondono in modo autosufficiente (cioè comprensibili anche estratti dal contesto), dati e affermazioni supportati da fonti verificabili.

A questo si aggiunge il markup strutturato (schema.org, FAQPage, HowTo, dati su autore e organizzazione), che aiuta i sistemi a comprendere la natura e l'affidabilità del contenuto.

No, ed è un errore frequente. I sistemi premiano contenuti scritti per essere utili a una persona, non per essere "digeriti" da un algoritmo.

Un contenuto chiaro, ben organizzato e realmente approfondito funziona contemporaneamente per il lettore umano e per il sistema di sintesi: ottimizzare in modo innaturale per la macchina, al contrario, tende a produrre testi piatti che vengono penalizzati proprio dai criteri EEAT.

Sì, perché replicano il comportamento conversazionale del sistema stesso: una domanda principale seguita da approfondimenti, eccezioni, casi limite.

Una sezione FAQ ben costruita, con domande realmente poste dagli utenti (non inventate per riempire spazio) e risposte puntuali, aumenta sensibilmente le possibilità che un singolo blocco di contenuto venga estratto e citato come fonte.

Conta molto. I sistemi tendono a preferire fonti che mostrano segnali di freschezza e manutenzione: date di aggiornamento, dati recenti, riferimenti a evoluzioni normative o di mercato.

Un contenuto pubblicato anni fa e mai più toccato perde progressivamente terreno, anche se in origine era ben scritto, perché perde affidabilità rispetto a fonti più aggiornate sullo stesso tema.

No, non è l'uso dello strumento in sé a essere penalizzato, ma l'assenza di valore aggiunto. Un contenuto scritto con l'aiuto di un LLM ma rivisto, arricchito di esperienza reale, dati propri e un punto di vista riconoscibile non viene penalizzato.

Il problema è la pubblicazione massiva di testi generici, intercambiabili con migliaia di altri sullo stesso argomento: è la ripetitività priva di valore, non lo strumento, a essere il segnale di spam.

I contenuti che richiedono una valutazione soggettiva da parte dell'utente: confronti tra prodotti o servizi, analisi di prezzo, rassegne di alternative, approfondimenti con opinioni motivate e casi d'uso reali.

Sono contenuti che, per loro natura, l'utente vuole consultare direttamente, perché la sintesi automatica non può sostituire il giudizio personale che questi formati richiedono.

Non esiste ancora uno strumento ufficiale di Google dedicato, ma è possibile monitorare il fenomeno in modo indiretto: con verifiche manuali periodiche sulle query principali del proprio settore, e con strumenti SEO terzi che hanno iniziato a tracciare le citazioni nelle AI Overview.

Un altro segnale utile è osservare l'andamento del traffico organico sulle pagine a risposta secca rispetto a quelle di approfondimento, per capire dove si sta concentrando l'eventuale erosione.