Qualche anno fa, guardando Mad Men, una serie di grande successo un po’ ovunque nel mondo, mi aveva colpito il riferimento alla crescente consapevolezza dei danni causati dal fumo che, puntata dopo puntata, si fa strada nella serie, fino ad arrivare al bando delle pubblicità di sigarette tra le attività dell’agenzia pubblicitaria di cui la serie stessa racconta le gesta.
Fu davvero, in quel periodo storico, una crescente consapevolezza guidata dall’analisi dei dati sanitari: la salute delle persone dipendenti dal fumo peggiorava, la diffusione del cancro ai polmoni e di patologie respiratorie ne era la prova diretta.
Un cambiamento certamente epocale, reso possibile dalle evidenze scientifiche e dal fatto che era difficile negarle.
Oggi siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria di portata simile, forse maggiore, che, tuttavia, non conduce le persone alla morte (non direttamente almeno), ma che non per questo può dirsi meno devastante.
E che può definirsi sicuramente molto più subdola.
Si tratta della dipendenza da smartphone o nomofobia.
Ma cos’è di fatto questa dipendenza? Come si manifesta? Quali sono i dati statistici che la riguardano?
Quella che definiamo come dipendenza da smartphone è, in realtà, una patologia che può assumere caratteristiche differenti a seconda delle caratteristiche e delle funzioni che generano dipendenza.
Tre tuttavia i segnali tipici della Nomofobia, letteralmente la paura di essere disconnessi, che valgono un po’ per tutti:
– L’utilizzo compulsivo del vostro device verso cui provate un’irrefrenabile necessità di consultazione.
– Ansia, irritabilità, malessere e perfino attacchi di panico in assenza di connessione.
– Condizionamenti pesanti sulla vita reale: incapacità di gestire le relazioni, insonnia…
Vi è mai capitato di trovarvi in una (o in tutte) delle situazioni descritte?
Beh, di sicuro non siete i soli: il 77,5% degli adolescenti italiani, secondo una recente ricerca dell’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale – dichiara di sentirsi dipendente da dispositivi digitali. Tra gi adulti, secondo una ricerca targata stavolta Unipol, la percentuale “scenderebbe” al 61%. Ma se consideriamo che questi dati si riferiscono ad ammissioni personali fatte da soggetti intervistati, dobbiamo immaginare che esista una buona percentuale di persone che non ammettano di essere dipendenti.
Pur essendolo.
Una delle caratteristiche tipiche di ogni dipendenza è l’incapacità di ammettere oggettivamente il proprio stato.
Come diceva la storiella raccontata dalla voce fuori campo ne “L’Odio”, film-cult degli anni ’90, “fin qui tutto bene” (dice il suicida mentre precipita dall’ultimo piano di un palazzo…).
Ma per evitare lo schianto finale, ecco una lista di 8 punti che, auspicabilmente, vi aiuterà a ridurre il tempo passato di fronte allo schermo del cellulare.
- Se senti di avere un problema di dipendenza, misurane l’ampiezza: misura il tempo passato con lo smartphone tra le mani
Niente di nuovo: il primo passo per prendere coscienza del problema è misurarlo. Installate una delle tante app che misurano il tempo passato al cellulare, oppure usate le funzioni native di Android, Benessere Digitale, e Ios, Tempo di utilizzo.
Ecco come fare:
Accedi alle impostazioni dalla consueta icona dell’ingranaggio, scorri l’elenco delle funzionalità fino ad arrivare a Benessere digitale e controllo genitori.
La prima schermata che apparirà sarà il grafico a torta che misura il tempo passato al cellulare: ogni colore identifica una diversa attività. Tutte sono misurate per il tempo di utilizzo: cliccando sul grafico si aprirà il dettaglio di ogni singola attività.
Vedrete misurati anche il numero degli sblocchi e quello delle notifiche.
Naturalmente sono presenti anche funzioni per moderare l’utilizzo del cellulare: Timer delle app, modalità riposo e Niente distrazioni
Anche per Tempo di utilizzo di Ios l’access point sono le impostazioni: da lì, selezionando la corrispondente voce, potete attivare la funzionalità (Attiva tempo di utilizzo => Continua).
Dovrete poi specificare se quello in uso è il vostro cellulare o il cellulare di un figlio: in questa fase è possibile cerare un codice pin di 4 cifre che blocca qualsiasi modifica alle limitazioni impostate da parte di chi non conosce il codice.
Le principali funzioni gestibili sono il tempo di inattività, gli orari in cui impedire l’utilizzo dello smartphone fatte salve le funzionalità sempre garantite, i limiti per le app (singole o organizzate per categorie), le restrizioni per contenuti espliciti.
Potrete naturalmente visualizzare tutte le statistiche di utilizzo. E gestire le limitazioni da remoto se avete collegato eventuali account di familiari tramite la funzione “in famiglia”.
Cert, le app di misurazione e limitazione sono un primo passo, quantomeno per riconoscere di avere un problema. Ce n’è però subito un altro, di problema: un leggero conflitto di interesse, considerando che il sorvegliato coincide con il sorvegliante. Ecco perché consiglio di passare subito anche ai punti successivi
- Lo schermo è la porta di accesso alla tana del Bianconiglio: la realtà sta fuori
Il corrispettivo digitale del mondo rovesciato dei viaggi di Alice è il mondo digitale, a cui si accede tramite un vero e proprio portale spazio-temporale: lo schermo.
Se quel mondo ci taglia fuori dalla realtà, proviamo a tagliare fuori il digitale dalla realtà.
Inizialmente per una pausa di qualche decina di minuti, per il tempo di pranzare o cenare, durante la visione di un programma tv (attenzione però, sarete pur sempre in presenza di un altro schermo…).
Il cellulare condiziona tutte le nostre attività, persino il modo con cui guardiamo la tv: spesso alternando alla visione l’utilizzo dello smartphone, che continuiamo a sbloccare per rispondere a messaggi Whatsapp, o per consultare le notifiche.
Facciamo così: al prossimo film, o per l’ultima puntata della nostra serie preferita disattiviamo i dati e il wi-fi? Eventuali telefonate riusciranno comunque a raggiungervi, ma non tutto il resto.
E che dire poi dell’organizzare vere proprie giornate, o autentici weekend, disconnessi? Godetevi la natura, assaporate il tempo di qualità passato insieme ad amici, affetti o familiari: Whatsapp può attendere.
Secondo una ricerca pubblicata su Pnas Nexus, basta interrompere l’utilizzo di uno smartphone per due settimane per invertire il trend di un vero e proprio decadimento cognitivo collegato allo smartphone. La ricerca, condotta su 400 persone con età media di 32 anni, parla di un vero e proprio ringiovanimento celebrale di 10 anni.
Avete capito bene.
10 anni.
Non solo: sembrano diminuire drasticamente sintomi depressivi, insonnia e sensazioni di malessere.
Quasi incredibile.
Quasi incredibile pensare che il nostro cervello sembra invecchiare di anni a causa dell’utilizzo dello smartphone.
E che noi non ce ne accorgiamo.
- Disattiva o limita le notifiche. Che sono uno strumento del diavolo.
Il suono delle notifiche, o la vibrazione, è una vera e propria condanna per molti di noi: eppure non riusciamo a farne a meno.
un po’ come il canto delle sirene di Ulisse.
Un commento ad un post?
Notifica
Dopamina
Un nuovo follower?
Notifica
Dopamina
Un messaggio Whatsapp?
Chi sarà?
Ansia
Si può vivere così senza esserne profondamente condizionati?
Smettiamola.
- Gli schermi sono delle slot machine
Non è un paragone azzardato: hai presente le slot machine? Sono composte da icone in uno spazio rettangolare e scorrono. Tutte caratteristiche che, non a caso, sono state utilizzate anche nel design degli smartphone.
Per indurre scientificamente dipendenza, basandosi su esempi di successo.
Non è un’ipotesi, è un dato di fatto, tanto che, a fine marzo, un tribunale di Los Angeles ha condannato Meta (e Youtube) a pagare 3 milioni di dollari di danni per aver scientificamente creato strumenti che generano dipendenza nei minori.
Una sentenza storica, che dovrebbe inquietarci.
Se gli schermi sono strumenti studiati ad hoc per catturarci, proviamo a renderli meno efficaci: ad esempio provate ad utilizzare il vostro Smartphone sostituendo i colori con la tonalità di grigio.
Ecco come.
Per Android:
Impostazioni => Impostazioni aggiuntive => Accessibilità => Correzione colore. Scorrete la scheda verso il basso finché non troverete la voce “Scala di grigi”: selezionatela e, subito sotto, attivate su on l’interruttore che attiva la correzione colore.
Per Ios:
Impostazione => Accessibilità => Schermo e dimensioni testo => Filtri colore (Attivare lo switch).
- Ricominciare attività manuali
Uno dei modi migliori per riuscire a gestire la dipendenza da smartphone è ricominciare a praticare attività manuali e tradizionali: piccoli lavoretti o hobby, ma anche attività fisiche. Tutto ciò, insomma, che comporti l’uscita dalla tana del Bianconiglio per ritornare nel mondo reale, quello della fisicità e delle relazioni vere.
Niente di meglio secondo studi e psicologi specializzati in dipendenze.
- Occhio non vede…
Un’altra soluzione pratica, ma molto utile, è allontanare fisicamente i dispositivi da voi: girate lo schermo verso il basso e posateli almeno a qualche metro di distanza, se non addirittura in un’altra stanza.
Uno degli utilizzi basici del cellulare è quello della classica sveglia: perché non tornare a una sana vecchia sveglia tradizionale?
- E se, per usare meno app, usassimo una… app?
Lottare contro il doomscrolling e la dipendenza da smartphone richiede soluzioni drastiche. Esistono dispositivi fisici in grado di comandare a distanza il vostro smartphone: si tratta di dispositivi wireless che, sincronizzati con il vostro smartphone, sono in gradi di consentire l’utilizzo limitato delle app che vengono selezionate. Basterà un semplice tocco per attivare il blocco.
Contro? I dispositivi di questo tipo possono essere costosi.
Un’alternativa più economica sono le app come Foqos per utenti IOS, Unpluq per Android,
che permettono di bloccare l’accesso ai social o ai giochi, richiedendo la scansione di un codice QR o l’avvicinamento a un tag NFC per poterli riutilizzare. Posizionando il codice lontano dalla scrivania, l’utente è costretto ad alzarsi, interrompendo così l’impulso automatico di sbloccare il telefono.
- E se la soluzione fosse utilizzare telefoni… stupidi?
I dumb phone, telefoni muti o stupidi, sono cellulari che, pur prodotti oggi, sono privi di tutte quelle funzionalità tipiche degli smartphone moderni: alcuni sono solo cellulari, altri sono privi di app, alcuni possono ospitare solo Whatsapp, ma gestiscono comunque wifi ed hotspot.
Il dato sorprendente è che sono utilizzati perlopiù dalla Gen Z, con un +22% di diffusione negli ultimi 2 anni. Alcuni li utilizzano come dispositivo secondario per weekend o periodi detox
E a proposito di weekend detox, l’urgenza del problema e la sua sempre maggiore pervasività ha portato alla nascita di una vera e propria branca della psicologia che è quella del “benessere digitale”, che ha come obiettivo quello di migliorare la nostra qualità di vita nel mondo digitale. Le offerte online aumentano, basta una semplice ricerca su un motore per ottenere diversi risultati e percorsi da consultare.
