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TL;DR

In breve

Da giugno 2026 Search Console sta introducendo un report dedicato alla visibilità nelle funzionalità AI di Google. Mostra le impressioni generate da AI Overview e AI Mode e permette di analizzarle per pagina, data, paese e dispositivo. Mancano ancora query, clic separati e informazioni sul passaggio eventualmente utilizzato nella risposta, quindi il dato va interpretato come misura di visibilità generativa e letto insieme a traffico, conversioni e ruolo delle diverse pagine nel funnel.

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Stefano Massari

Stefano Massari

Esperto in transizione digitale

Sono un webmaster, lavoro sulla seo dal 1999, mi occupo di content management, oggi di AI... per vocazione preferisco definirmi un esperto di trasformazione digitale. Ho iniziato a lavorare nel mondo online ormai oltre 25 anni fa. Ne ho viste di tutti i colori ma, nonostante ciò, continuo a nutrire una insana passione per la rivoluzione digitale che ci sta cambiando profondamente, a folle velocità, senza che molti se ne rendano conto. Per evitare di fare la fine della rana cotta a fuoco lento, cerco di raccontare quel che accade sotto i nostri occhi.

Per anni abbiamo avuto numeri abbastanza rassicuranti

La SEO ci ha abituati a lavorare con un piccolo cruscotto fatto di impressioni, clic, CTR, posizione media, query e pagine. Naturalmente abbiamo passato anni a discutere su cosa significasse davvero la posizione media, a maledire le query anonimizzate e a spiegare ai clienti che cento clic possono valere molto più di diecimila impressioni, ma almeno avevamo una serie di numeri abbastanza chiara da osservare.
Poi sono arrivate AI Overview e AI Mode.
I siti hanno continuato a comparire nelle risposte di Google e i link non sono scomparsi, ma per chi gestisce un sito è diventato molto più difficile rispondere a una domanda elementare: quanto del mio contenuto sta effettivamente circolando dentro la ricerca generativa?
Dal giugno 2026 Google ha iniziato a fornirci qualche dato in più attraverso Search Console, introducendo un report dedicato alle esperienze generative della Ricerca. È un primo passo importante perché permette finalmente di isolare una parte della visibilità prodotta da AI Overview e AI Mode, anche se il quadro rimane ancora parecchio lontano da quello a cui siamo abituati con il normale report Performance.

Il 3 giugno Google ha acceso una nuova spia in Search Console

Il 3 giugno 2026 Google ha annunciato nuovi report dedicati al rendimento nelle funzionalità di intelligenza artificiale generativa della Ricerca, comprendendo attualmente AI Overview e AI Mode.
Il rollout è ancora progressivo e interessa soltanto una parte delle proprietà Search Console, per cui qualcuno potrebbe già vedere il nuovo report e qualcun altro dover aspettare. Le impressioni e i clic prodotti dalle esperienze AI continuano comunque a essere conteggiati anche nel normale report relativo alla ricerca Web. Google spiega qui il nuovo report GenAI.
La novità consiste soprattutto nella possibilità di separare le impressioni generate dalle esperienze AI dal resto della visibilità organica, cominciando così a capire quali pagine del sito riescono a emergere quando Google costruisce una risposta attraverso AI Overview o AI Mode.
Per chi lavora su SEO e contenuti è un’informazione preziosa, a patto di attribuire al dato il significato corretto.

Il report misura impressioni. La parola “citazione” richiede un po' di prudenza

Quando Search Console registra un’impressione nel nuovo report, significa che un link verso il nostro sito è stato mostrato all’utente all’interno di una funzione di AI generativa della Ricerca. La documentazione di Search Console descrive in dettaglio il dato.
Possiamo quindi affermare con ragionevole precisione che quella pagina ha ottenuto visibilità dentro AI Overview o AI Mode.
La parola “citazione”, diventata molto comune quando si parla di motori generativi, suggerisce qualcosa di leggermente diverso: potrebbe far pensare che Google abbia recuperato una frase precisa della pagina e l’abbia utilizzata per costruire la risposta. Il report di Search Console non arriva a dirci questo.
Se vediamo mille impressioni AI su un articolo sappiamo che il link è comparso mille volte nelle esperienze generative secondo le regole di conteggio di Google; resta invece invisibile il passaggio attraverso il quale il contenuto è stato selezionato, sintetizzato o eventualmente utilizzato nella risposta.
È una distinzione importante, soprattutto quando cominceremo a trasformare questi numeri in report per clienti o aziende.

Cosa ci dice davvero il nuovo report

È una misura di visibilità generativa. Non è ancora il Google Analytics delle risposte AI.

Possiamo vedereImpressioni nelle esperienze AIPagine che compaionoAndamento nel tempoPaeseDispositivo
Non vediamo ancoraQuery specificheFrase eventualmente utilizzataAI Overview separata da AI ModeClic specifici del report GenAIUna metrica ufficiale di “citazione”

Cosa possiamo vedere

Il nuovo report permette di analizzare le impressioni attraverso quattro dimensioni principali: pagina, paese, data e dispositivo.
La dimensione più interessante, almeno inizialmente, è probabilmente quella relativa alle pagine, perché possiamo finalmente individuare quali URL del sito vengono mostrati con maggiore frequenza nelle esperienze generative.
Google attribuisce generalmente i dati all’URL canonico e consente di osservare l’andamento temporale, oltre a distinguere desktop, mobile e tablet.
Da qui cominciano domande che fino a pochi mesi fa potevamo affrontare quasi soltanto attraverso osservazioni manuali.
Le guide approfondite emergono più spesso dei contenuti brevi?
Le pagine aggiornate recentemente aumentano la propria presenza?
Le pagine BOFU riescono a entrare nelle risposte AI oppure la visibilità si concentra soprattutto sui contenuti informativi?
Gli URL che dominano la ricerca classica coincidono con quelli che Google mostra più frequentemente nelle esperienze generative?
Il report non fornisce automaticamente queste risposte, ma finalmente ci offre dati sufficienti per iniziare a cercarle.

Quello che manca è quasi altrettanto interessante

Il primo grande assente è la query.
Nel report dedicato alla GenAI possiamo segmentare per pagina, paese, data e dispositivo, mentre non troviamo una vista specifica delle ricerche che hanno prodotto quelle impressioni.
Potremmo quindi scoprire che il nostro articolo sull’AI literacy è comparso mille volte nelle esperienze generative senza sapere se le persone abbiano cercato AI literacy aziende, oppure devo formare i dipendenti sull’intelligenza artificiale, oppure abbiano posto ad AI Mode una domanda articolata in due paragrafi dalla quale Google ha generato diverse ricerche secondarie.
Manca inoltre una separazione tra AI Overview e AI Mode: il report le comprende entrambe, ma attualmente aggrega le relative impressioni.
Un altro limite riguarda i clic, che esistono e vengono misurati nel normale report Search Console, ma non sono ancora disponibili come metrica separata all’interno del nuovo report GenAI.
Abbiamo quindi un primo strumento per misurare la visibilità generativa, mentre per collegarla con precisione al traffico dobbiamo ancora incrociare più informazioni.

Un'impressione in AI Overview ha regole abbastanza precise

Anche il significato di “impressione” merita qualche attenzione.
In AI Mode vengono applicate le normali regole utilizzate da Search Console per il conteggio delle impressioni.
In AI Overview, invece, il link deve essere effettivamente mostrato all’utente. Se si trova in una parte dell’overview che richiede uno scorrimento o un’espansione, l’impressione viene conteggiata quando il collegamento diventa realmente visibile. Le regole di conteggio sono descritte nella guida Performance di Search Console.
Questo rende il dato più utile di una generica indicazione secondo cui la nostra pagina potrebbe essere stata presa in considerazione dal sistema.
Possiamo almeno sapere che il collegamento è comparso nella porzione dell’esperienza generativa effettivamente mostrata all’utente.
Rimane naturalmente aperta tutta la questione successiva: cosa abbia fatto quell’utente dopo averlo visto.

I clic esistono, ma dobbiamo andarli a cercare altrove

Quando un utente clicca un link presente in AI Overview o AI Mode, Google registra normalmente quel clic nel report relativo alla ricerca Web. Anche posizione e impressioni prodotte dalle funzionalità AI confluiscono nel report generale di Search Console.
Il nuovo report separato dedicato alla GenAI isola invece principalmente le impressioni.
Questo significa che oggi non possiamo aprire il report e leggere direttamente una sequenza come: 1.200 impressioni AI → 74 clic AI → CTR 6,2%.
Per arrivare a una valutazione del traffico dobbiamo leggere il nuovo dato insieme al resto delle informazioni disponibili.
La limitazione può sembrare frustrante, ma racconta anche quanto sia diventato più complesso il percorso dell’utente nella nuova ricerca.

Il CTR racconta ormai soltanto una parte della storia

Per anni il CTR ha rappresentato il collegamento più immediato tra visibilità e traffico.
L’utente vedeva un risultato, decideva se cliccare e arrivava sul sito.
Dentro AI Mode il percorso può svilupparsi diversamente: una persona vede il nostro link, legge la risposta generata, formula una domanda successiva, apre un’altra fonte, ritorna sul tema, modifica la propria ricerca e solo in seguito decide eventualmente di visitare il nostro sito.
Google considera inoltre ogni follow-up formulato in AI Mode come una nuova query e conteggia separatamente impressioni, posizione e clic generati dalla nuova risposta.
Per leggere questi dati in modo sensato conviene quindi distinguere due grandezze: visibilità generativa, cioè quanto frequentemente i nostri contenuti compaiono nelle esperienze AI; traffico organico, cioè quante persone arrivano effettivamente sul sito.
Le due cose continueranno certamente a influenzarsi, ma non coincidono più in modo semplice.

Quali KPI potremmo iniziare a osservare

Qui parte il lavoro interessante: senza inventare nuovi indici magici chiamati magari AI Visibility Score, potremmo partire da cinque indicatori molto semplici.
1. Impressioni AI complessive. La curva aumenta nel tempo? Rimane stabile? Subisce oscillazioni dopo aggiornamenti importanti del sito o di Google?
2. Pagine che ottengono visibilità generativa. Quali URL emergono più frequentemente e che tipo di contenuto rappresentano?
3. Distribuzione delle impressioni. La presenza nelle esperienze AI dipende da due o tre articoli particolarmente forti oppure comincia a distribuirsi su un intero cluster?
4. Traffico organico complessivo. Cosa accade contemporaneamente ai clic provenienti dalla ricerca?
5. Conversioni. Le persone che arrivano sul sito compilano moduli, chiedono informazioni, si iscrivono, acquistano o compiono altre azioni utili?
Google suggerisce esplicitamente di utilizzare Search Console insieme a strumenti come Google Analytics per collegare la performance della ricerca con il comportamento e le conversioni sul sito.
Il dato sulle impressioni AI diventa molto più significativo quando smette di vivere da solo e viene inserito nel resto del percorso dell’utente.

Cinque numeri da guardare insieme

La visibilità AI diventa utile quando la leggiamo dentro il resto della performance del sito.

1Impressioni AI

Quanto cresce la presenza nelle esperienze generative?

2Pagine

Quali contenuti emergono più frequentemente?

3Distribuzione

La visibilità dipende da poche URL oppure coinvolge un intero cluster?

4Traffico

Cosa succede contemporaneamente ai clic organici?

5Conversioni

Quella visibilità produce visite e persone utili al business?

Una pagina con molte impressioni AI e pochi clic è un successo o un problema?

Dipende soprattutto dal ruolo di quella pagina.
Prendiamo un articolo TOFU, molto informativo e rivolto a persone che stanno appena iniziando a esplorare un tema. Se ottiene moltissime impressioni nelle esperienze AI e produce relativamente pochi clic, potrebbe comunque contribuire alla visibilità del marchio, all’associazione con un argomento e alle ricerche successive dell’utente.
La valutazione cambia completamente se osserviamo una pagina BOFU costruita intorno a una query come corso AI per aziende Genova.
In quel caso una forte esposizione accompagnata da assenza di visite, contatti o conversioni richiede qualche domanda in più.
Le impressioni generative, quindi, rischiano di diventare il nuovo numero grande e rassicurante da inserire nei report mensili se le osserviamo senza considerare l’intento della pagina e la sua posizione nel funnel.
Lo abbiamo già imparato con il traffico: diecimila visite indistinte possono valere molto meno di cento persone arrivate con un problema preciso e una reale intenzione di acquistare.

Il confronto più interessante sarà probabilmente tra TOFU, MOFU e BOFU

Il nostro vecchio modo di suddividere i contenuti nel funnel può diventare particolarmente utile anche per interpretare il nuovo report.
Potremmo scoprire che i contenuti TOFU producono molte impressioni generative, perché rispondono a domande informative ampie che Google riesce facilmente a inserire nelle proprie sintesi.
I contenuti MOFU potrebbero comparire meno frequentemente ma essere intercettati all’interno di ricerche più articolate, nelle quali l’utente sta cercando soluzioni e approfondimenti.
Le pagine BOFU, infine, potrebbero avere volumi molto più piccoli ma comparire in momenti vicini alla decisione.
La domanda più utile diventa quindi: quale funzione svolgono le impressioni AI ottenute da questa pagina all’interno del percorso dell’utente?
È una domanda meno semplice rispetto a contare le visualizzazioni, ma molto più vicina agli obiettivi reali di un sito aziendale.

Possiamo cominciare a verificare se i cluster funzionano anche nella ricerca generativa

Qui vedo una delle applicazioni più interessanti del nuovo report.
Supponiamo di avere costruito un cluster composto da contenuti su AI Act, AI literacy, uso dell’AI in azienda, prompting, workflow e automazione.
Fino a oggi potevamo misurare come queste pagine si posizionavano, quanto traffico ricevevano e come gli utenti si spostavano attraverso i collegamenti interni.
Adesso possiamo aggiungere una nuova domanda: la visibilità nelle esperienze generative rimane concentrata su una sola pagina oppure Google comincia a mostrare più contenuti appartenenti allo stesso territorio tematico?
Se aggiorniamo un articolo, rafforziamo le fonti, miglioriamo i collegamenti interni o aggiungiamo nuovi approfondimenti, possiamo osservare l’evoluzione delle impressioni AI nei mesi successivi.
Naturalmente non potremo attribuire automaticamente qualsiasi crescita alla modifica appena effettuata, perché nel frattempo cambiano Google, i concorrenti e le query degli utenti; avremo però una nuova serie temporale con cui confrontare le nostre decisioni editoriali.
Per una disciplina nella quale fino a ieri misuravamo la presenza nelle AI facendo domande manuali a ChatGPT o Gemini, è già un bel passo avanti.

Se il report non compare, conviene aspettare prima di preoccuparsi

Google sta distribuendo la funzionalità gradualmente e indica due ragioni principali per cui una proprietà può non visualizzarla ancora.
La prima è semplicemente il rollout, che non ha raggiunto tutti gli account.
La seconda riguarda il volume: Search Console potrebbe non mostrare il report quando il sito non ha accumulato un numero sufficiente di impressioni nelle funzionalità generative.
Google sta inoltre sperimentando un nuovo controllo attraverso il quale i proprietari dei siti possono decidere se includere o escludere i propri contenuti dalle funzionalità generative della Ricerca. L’impostazione predefinita prevede l’inclusione e anche questa funzione è ancora in distribuzione limitata.
L’assenza del report, almeno in questa fase, racconta quindi molto poco sulla qualità SEO del sito.

Una nota per chi sta guardando i dati di agosto 2026

La contemporaneità ci regala anche una piccola trappola statistica.
Search Console segnala ufficialmente un errore di logging che ha ridotto le impressioni registrate nel report GenAI tra il 13 e il 17 agosto 2026.
Il problema riguarda la raccolta del dato e non un’effettiva perdita di visibilità dei siti.
Se nel grafico compare improvvisamente una piccola voragine proprio in quei giorni, possiamo quindi concedere al consulente SEO qualche minuto prima di accusarlo di aver distrutto il sito.
Ogni tanto succede davvero che sia colpa di Google.

Come utilizzerei il report una volta al mese

Quando il rollout sarà sufficientemente stabile, eviterei di trasformare il nuovo report nell’ennesima schermata da controllare ogni mattina insieme alle quotazioni di borsa e alle previsioni del tempo.
Una lettura mensile potrebbe essere più che sufficiente.
Partirei dall’andamento delle impressioni AI, per capire se la presenza generativa sta aumentando o diminuendo.
Passerei poi alle prime venti pagine per visibilità, cercando di capire quali contenuti emergono e perché.
Confronterei quindi questi dati con clic e impressioni della ricerca organica complessiva, distinguendo le pagine per intento TOFU, MOFU e BOFU.
Aggiungerei infine lead, iscrizioni, richieste e altre conversioni, perché prima o poi ogni esercizio di misurazione deve tornare agli obiettivi del sito.
Da questa analisi sceglierei due o tre contenuti sui quali intervenire: aggiornamento, maggiore profondità, collegamenti interni, nuove fonti, FAQ realmente utili oppure un approfondimento collegato.
Poi lascerei trascorrere abbastanza tempo per osservare cosa succede.
La SEO ha sempre avuto un rapporto difficile con chi ama premere un pulsante e vedere immediatamente il risultato; la ricerca generativa, almeno per ora, sembra intenzionata a mantenere intatta questa tradizione.

Un controllo mensile in sei passaggi

Abbastanza per capire la direzione senza trasformare Search Console in un videogioco.

1. Trend

Guarda l’andamento delle impressioni generative.

2. Pagine

Individua gli URL con maggiore visibilità.

3. Search

Confrontali con il rendimento organico complessivo.

4. Funnel

Distingui TOFU, MOFU e BOFU.

5. Business

Controlla lead, iscrizioni e conversioni.

6. Azione

Scegli pochi contenuti da aggiornare o rafforzare.

Dal “sono citato?” a una domanda un po' più utile

Da quando i motori di ricerca hanno cominciato a utilizzare l’intelligenza artificiale per costruire direttamente le risposte, è diventata molto popolare una domanda: “Il mio sito viene citato dalle AI?”
È una domanda comprensibile e probabilmente continueremo a farcela, ma rischia di diventare la versione 2026 del vecchio: “Sono primo su Google?”
Per darle un significato reale servono sempre altre domande.
Per quali contenuti?
Con quale frequenza?
In quali mercati?
Su desktop o mobile?
La presenza riguarda articoli informativi oppure pagine commerciali?
Cosa succede contemporaneamente al traffico?
Quella visibilità contribuisce in qualche modo agli obiettivi del sito?
Il nuovo report di Search Console comincia finalmente a spostare il discorso dagli screenshot e dalle verifiche occasionali verso una misurazione continuativa.
Continuiamo a non vedere le query specifiche del report generativo, il passaggio utilizzato nella risposta, la distinzione tra AI Overview e AI Mode o un CTR esclusivo per queste esperienze, ma possiamo osservare se Google mostra i nostri contenuti, quali pagine emergono e come questa visibilità cambia nel tempo.
Per una metrica nata da poche settimane è già materiale sufficiente per cominciare a lavorare.

Webdo / WebdoAcademy

I nuovi dati servono quando sappiamo cosa farne

La ricerca sta cambiando e insieme a lei cambiano le metriche con cui valutiamo contenuti e visibilità. Impressioni nelle esperienze AI, traffico organico, intenzioni di ricerca e conversioni acquistano senso quando vengono osservati nello stesso quadro.

Lavoriamo da oltre venticinque anni su siti, SEO e contenuti e oggi integriamo questa esperienza con gli strumenti e i nuovi comportamenti introdotti dall’intelligenza artificiale.

Prima misuriamo, poi decidiamo dove intervenire: quali contenuti rafforzare, quali cluster sviluppare e dove la visibilità può contribuire realmente agli obiettivi del sito.
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