La storia degli Stati nazione è fatta di lacrime e sangue. In molti casi è una stratificazione di secoli di occupazione, lotte clandestine, guerre, attentati e di tanta, tantissima cultura.

Cosa ne sarebbe dell’epopea del Risorgimento italiano senza il Bacio di Hayez, Le mie prigioni di Pellico, il Marzo 1821 di Manzoni o il Va, pensiero di Verdi? Quanti italiani si identificarono negli ebrei prigionieri a Babilonia? Quanti, cantando della “Patria sì bella e perduta”, stavano in realtà piangendo sulle sorti dell’Italia?

Ai tempi della socialcrazia in cui viviamo, persino il patriottismo rischia di diventare un “frutto impazzito”. Non tanto a livello politico, sebbene le aspirazioni irredentistiche dell’Alberta — culminate nell’indizione di un referendum per l’indipendenza previsto per il prossimo 19 ottobre — siano un fenomeno che andrebbe analizzato attentamente sotto il profilo storico e sociale. La cosa stupefacente è che, come dimostra un’inchiesta della CBC, la televisione pubblica canadese, il destino dell’indipendenza dell’Alberta sembri passare, in questo mondo stranamente interconnesso, dai vicoli di Islamabad o dalle periferie indonesiane.

Insomma, ve lo immaginate voi un suddito dell’Impero britannico a Nuova Delhi che, nel 1842, si commuoveva intonando il Nabucco per finanziare la cacciata degli austriaci dal Lombardo-Veneto?

Eppure, la storiografia moderna deve arrendersi a una nuova figura di eroe risorgimentale: la signora Nieta Aqila da Palembang, Indonesia. Di mestiere Nieta vende spaghetti fatti in casa, ma nel tempo libero si trasforma in una intransigente amazzone del separatismo canadese. Nei popolosi gruppi Facebook d’oltreoceano, la nostra Nieta infiamma gli animi dei rudi cowboy dell’Alberta, raccontando di aver firmato la petizione perché “il Canada non è più un grande Paese” e denunciando persino di essere stata presa a sassate a Calgary mentre raccoglieva firme. Peccato che, mentre denunciava il martirio patriottico sui social, la geolocalizzazione la inchiodasse a diecimila chilometri di distanza, intenta a spadellare noodles nel Sud-est asiatico. Le foto dell’aggressione? Rubate a un ignaro cittadino di Edmonton, rimasto comprensibilmente interdetto nello scoprire di essere diventato il volto della secessione canadese made in Indonesia.

La signora Aqila non è un caso isolato di eccentrica solidarietà internazionale. Insieme a lei, la CBC ha scovato una quindicina di fieri “patrioti” dislocati tra Pakistan, India e Sri Lanka. Intere reti di pagine dai nomi altisonanti come The Legacy Archives o History Addicted — teoricamente dedicate a dotti dibattiti filosofici e gestite da reconditi angoli del Pakistan — si sono improvvisamente scoperte animate da un viscerale odio per il governo federale di Ottawa, intasando le bacheche canadesi con lo slogan “armatevi e partite”.

Ma non cercate l’idealismo romantico in questa Internazionale del Separatismo: i nostri eroi combattono per la paghetta. Dietro l’improvviso amore per l’Alberta non c’è la geopolitica, ma il vil denaro: per la precisione, gli spiccioli dispensati dagli algoritmi di Meta. Facebook, infatti, paga i creatori di contenuti in base all’engagement. E cosa genera più commenti, insulti, condivisioni e “indignazione” di una bella diatriba secessionista? (O di un commento sionista in un post su Gaza…).

Così, mentre i canadesi si interrogano sul destino del referendum, i piccoli garibaldi d’oriente incassano il premio per l’alto valore patriottico dei loro post falsi.
Il controvalore di questa epica battaglia per la libertà?
Circa 14 dollari al mese.
Meno del costo di una porzione di pancake a Calgary, ma abbastanza per svoltare la giornata in un call center di Karachi.

L’OPINIONE

Se oggi Nieta Aqila deve rubare manualmente i post per fare 14 dollari, cosa succederà domani quando queste reti useranno agenti AI autonomi per generare migliaia di profili falsi, video deepfake e commenti automatizzati in tempo reale?
Cosa succederà (o forse dovremmo scrivere cosa sta succedendo già ora) quando decideranno di sfruttare le enormi possibilità offerte da occasioni quali le elezioni nei più importanti paesi mondiali?
La manipolazione digitale sta diventando un inquietante business industriale.
L’unico modo per difendersi è essere consapevoli, padroneggiare queste tecnologie e chiedere ai governi che adeguino le loro legislazioni ad un mondo in rapidissimo mutamento.

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